| NUDI
- Intervista di Giulia Tarroni a Matteo Soltanto per Whipart
GT:
Matteo, quando ed in che modo è iniziato il tuo approccio con l'arte?
MS:
Ai figli unici capita di passare molte ore in solitudine; io mi divertivo
disegnando sul retro delle fotocopie che mio nonno faceva degli articoli
di giornale. La datazione dei disegni è testimoniata dagli interventi,
sul retro, di ministri, sottosegretari, sindacalisti degli anni di piombo.
E io, più pacificamente, lì dietro vi disegnavo per ore.
Fonti familiari dicono che abbia imparato a disegnare prima che a camminare.
Tutto questo, per la cronaca, succedeva a Torino, dove sono nato nel 1972.
GT:
Che tipo di percorso artistico hai avuto?
MS:
Ho iniziato con il ritratto. E’ stato un fatto naturale. Perché
poi naturale non so, ma pensavo esclusivamente a quello, e mi sono creato
tutt’attorno una famiglia di volti, allargata, anche in termini dimensionali.
Stati d’animo. Come quando, successivamente, ho sentito la necessità
di alleggerire l’immagine ricreando, pur sempre nella bidimensionalità,
la tessitura che stava alla base dei ritratti attingendo a tecniche e supporti
vieppiù aerei, fino ad una quasi totale smaterializzazione grazie
al cellophane, “dipingendo” quindi con una delle materie più sfuggevoli.
Quasi come fermare il vento.
GT:
Come mai hai scelto di concentrare parte della tua produzione sul nudo
femminile?
MS:
Il nudo rappresenta per me il ritorno alla figura umana. Un ritorno in
cui le esperienze dei Ritratti e delle successive Sospensioni si sono abbracciate
ed in cui i volti - ma soprattutto i corpi, assenti nell’esperienza dei
Ritratti - appaiono e scompaiono all’interno dell’ambiente primigenio in
cui le Sospensioni aleggiavano - o galleggiavano -.
GT:
In particolare sembra che la tua sia una vera e propria "analisi" del corpo,
studiato in diverse posizioni e particolari, come mai questa attenzione?
MS:
Fin dagli inizi, mi ha affascinato la proprietà della luce di scolpire
le forme dando carattere ad ogni cosa in maniera addirittura autonoma.
Ed essendo la luce, e non già la forma da lei incontrata sulla sua
via, a conferire alla forma stessa il carattere che noi percepiamo, mi
sono messo al suo inseguimento. Un volto, pur senza mutare espressione,
potrà assumere caratteri e addirittura forme assai diverse con un
solo cambio di luce, e io mi faccio sempre guidare dalla curiosità
d’indagare le infinite possibilità di variazione della luce sulle
cose. E’ per questo infatti che fin dagli albori il mio lavoro ha teso
al monocromo, indagando le identità e i rilievi grazie alla luce
- che nei miei singoli lavori ha sempre avuto un unico tono - piuttosto
che grazie ad una più ricca tavolozza.
GT:
La tua tecnica espressiva è molto particolare, con questa sorta
di "alone" che ingloba la figura, come si realizza? e come mai questa tua
scelta stilistica?
MS:
Oltre alla luce, un’altra costante del mio lavoro è stata - ed è
- la ricerca del magma più appropriato a partire dal quale dare
forma all’oggetto del dipinto. Ogni opera è per me un viaggio denso
d’insidie e curiosità, proprio come ogni viaggio più propriamente
inteso. E quando lo inizio, da sempre, mi pongo “all’alba dell’uomo”, e,
come dicevo, partendo dal magma che penso più calzante per il soggetto
che sto per far nascere, chiamo in causa la luce e me ne servo per ..dare
alla luce un corpo. Nel caso dei Nudi, quello che chiami “alone che
ingloba la figura” rappresenta una memoria amniotica, lascio decidere a
te se liquida o aerea, vista la colorazione che richiama sia le profondità
marine che quelle spaziali, dunque entrambe le nostre origini. Tecnicamente
invece, si realizza a spatola, mentre gli incarnati esclusivamente a pennello.
E forse in effetti va specificato perché mi sono sentito chiedere
se erano foto, questo poiché a video i corpi possono sembrare stampati
con tecniche fotografiche, mentre nella realtà sono dipinti ad olio.
GT:
Come definiresti il tuo stile? O meglio, pensi che possa esserci una classificazione
stilistica precisa?
MS:
Perdonami se scherzo. La prima parte della domanda è una pietra
miliare nelle interviste agli artisti; la sua acuta rettifica invece -
che apprezzo molto - la trovo assai importante. Brutalmente, penso che
la necessità di classificare sia una patologia di certa critica.
Dunque - solo sotto tortura e dopo essermi assicurato di non potermi in
alcun modo divincolare - definirei il mio stile …“pittorico”, e
la chiuderei lì.
GT:
In un'opera si vede rappresentata una figura femminile incinta, ha un significato
preciso?
MS:
In effetti la donna rappresentata era incinta. Il “significato”
presumo sia che qualcuno ce l’avesse messa… In altre parole, ho voluto
semplicemente dipingere la sua maternità in quella dimensione di
abbandono e rilassatezza in cui la puoi vedere, nel silenzio e nella dolcezza
dei suoi pensieri e senza aggiungere nulla alla sua espressione di futura
madre, ricca di una nuova vita e dunque spogliata del superfluo tranne,
accidentalmente, degli occhiali. Per i rotocalchi, un mese dopo ha partorito
una splendida bambina che si chiama Irene.
GT:
Le tue opere esprimono una grande sensualità.. cos'è per
te la sensualità? e l'erotismo? pensi che giochino un ruolo importante
nella tua arte?
MS:
Nella mia vita spero di si, magari ancora per qualche annetto. Nella mia
arte, se penso ai Nudi, ciò è vero da relativamente poco
tempo, e non conoscendo ancora le prossime puntate della mia Saga della
sensualità, posso solo azzardare supposizioni, ma visto che
per un pittore le supposizioni sono le opere stesse, non mi rimane che
rimandarti alle prossime, se vorrai.
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