Matteo Soltanto | pittore e scenografo | artist and set designer




 

Pubblico questo quadro familiare perché senza persone come queste dietro di me, avrei aperto un'osteria (opzione, a onor del vero, sempre sul tavolo)
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Mia madre, ALESSANDRA GALANTE GARRONE (Ivrea 1945  - Bologna 2004).
Attrice, insegnante e fondatrice dell'omonima Scuola di Teatro di Bologna "Alessandra Galante Garrone".

Inizia la sua attività teatrale come ballerina, dopo aver frequentato i Corsi di danza - classica e moderna - di Susanna Egri a Torino. Nel 1963 fonda a Torino il Gruppo di canto popolare “I Cantimbanchi”. Nel 1964 partecipa come cantante alla prima stagione del “Teatrino di Piazza Marsala” di Genova, gestito dal Teatro Stabile di Torino. Nel 1965 sposa l’attore-drammaturgo bolognese Vittorio Franceschi e si trasferisce con lui a Trieste, prendendo parte agli spettacoli “Aulularia” di Plauto, in scena al Teatro Romano; e “Gorizia 1916”, produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia. Nel settembre 1967 parte per Parigi, dove frequenta il biennio della Scuola di “Théâtre, mime et mouvement” di Jacques Lecoq, diplomandosi nel 1969. Già in quegli anni comincia a pensare al progetto di una sua Scuola, dove mettere a frutto il suo interesse per la didattica, una vera vocazione che l’insegnamento di quel grande Maestro ha fatto fiorire. Tornata in Italia, entra a far parte dell’Associazione Nuova Scena, fondata nel 1968 da un gruppo di personalità del teatro fra cui Dario Fo, Franca Rame, Vittorio Franceschi, Nanni Ricordi e Nuccio Ambrosino. Tra il 1969 e il 1975 prende parte in qualità di attrice, mimo e cantante, agli spettacoli “Un sogno di sinistra”, “Diario di classe”, “Qui tutto bene e così spero di te”, “La dimensione del nero”, “La ballata dello spettro”, “Cerco l’uomo”. Infatti, pur avendo già in mente la creazione di una sua scuola, ritiene che non ci si possa dedicare all’insegnamento senza essersi prima misurati e arricchiti con serie, non occasionali esperienze di palcoscenico. 

Nel 1975 abbandona definitivamente la propria attività di interprete per dedicarsi a tempo pieno all’insegnamento, prima organizzando corsi in varie città d’Italia (Bologna, Torino, Modena, Siena, Argenta, Bari, Faenza, Mestre e altre) e poi in alcuni quartieri di Bologna, dove nel frattempo Vittorio Franceschi ha spostato la Sede di Nuova Scena trasformandola in Cooperativa e rinnovandone l’organico. E’ in questa fase che Nuova Scena si inserisce prepotentemente nel tessuto teatrale cittadino, riportando in vita e gestendo lo spazio, da anni abbandonato, del Teatro Sanleonardo. Ed è all’interno di Nuova Scena che la Scuola di Alessandra muove in quegli anni i primi passi, in collaborazione con l’ATER (Associazione Teatrale Emilia Romagna).

Nel 1976 Alessandra Galante Garrone fonda la Scuola di Teatro di Bologna, assumendone in modo autonomo la Direzione e fissandone la Sede in una sala del palazzo storico di proprietà della Provincia di Bologna in via D’Azeglio 41. Lì la Scuola agirà per venticinque anni.

Nel 1980 Alessandra cura i movimenti del Coro per l’“Edipo tiranno” di Sofocle, prod. ERT-Festival dei Due Mondi di Spoleto, traduzione di Edoardo Sanguineti, scene e costumi di Ezio Toffolutti, maschere di Werner Strub, regia di Benno Besson; e le coreografie per “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini, Teatro Comunale di Modena, regia di Walter Pagliaro. Sempre nel 1980 pubblica “Alla ricerca del proprio clown” (Ed. La casa Usher) dove sintetizza le proprie esperienze e le regole didattiche, introspettive e tecniche di base per il lavoro del clown e più in generale dell’attore, libro che diventerà un punto di riferimento fondamentale per un’intera generazione. Nel 1981, promuove e organizza, in collaborazione con ATER-ERT e con il Comune di Rimini, il 1° Convegno Internazionale delle Scuole di Teatro, al quale prendono parte alcune delle personalità più rilevanti del panorama teatrale italiano ed europeo. Nel 1983 cura le coreografie per “L’italiana in Algeri” di Rossini, prodotto dal Teatro Verdi di Pisa, regia di Walter Pagliaro.

Dal 1984 si dedica esclusivamente all’insegnamento e alla Direzione della Scuola di Teatro, intessendo rapporti e collaborazioni con importanti realtà formative e teatrali tra cui il Théatre du Soleil di Ariadne Mnouckine, l’Ecole Jacques Lecoq di Parigi, l’Eugene O’Neill Theater di New York, l’Accademia di Musica di Praga, l’Università agli Studi, il Teatro Comunale e il Conservatorio G.B.Martini di Bologna, l’Odense Teater, il Cirque Baroque di Parigi, Nuova Scena / Arena del Sole / Teatro Stabile di Bologna e la Fondazione Teatro Due di Parma. Nel 1998 la Scuola di Teatro di Bologna diventa Centro Accreditato per la Formazione Professionale Superiore della Regione Emilia-Romagna. Nel 2000 la Scuola di Teatro inaugura - prima in Italia - il corso di “Nouveau-Cirque” che si affianca a quelli di prosa, con grande partecipazione di giovani che accorrono da ogni parte d’Italia.

Alessandra Galante Garrone muore a Bologna il 24 marzo 2004: ha avuto appena il tempo di annunciare alla città, nella conferenza stampa del 19 gennaio di quello stesso anno, che la sua Scuola poteva finalmente disporre di un Teatro: il Teatro Sanleonardo, affidatole in gestione dal Comune di Bologna.

In quel Teatro (oggi chiuso per lavori di ristrutturazione) la Scuola di Teatro di Bologna ha agito fino al 2008, svolgendovi attività didattica e offrendo le due sale di cui quello spazio dispone ai giovani, ospitando e proponendo in cartellone spettacoli, di prosa e di nouveau-cirque, creati prevalentemente dagli ex-allievi, che lì si sono misurati compiendo i primi passi nella professione. 

Oggi la Scuola di Teatro di Bologna, pellegrina in Patria come spesso accade ai teatranti, opera nella nuova Sede di Via Degli Ortolani 12, di proprietà del Comune di Bologna, e porta il nome della sua Fondatrice, continuando il cammino iniziato quarant’anni fa e sempre operando nel solco della continuità con il Suo insegnamento. 

Sito web: www.scuoladiteatrodibologna.it

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Mio padre, VITTORIO FRANCESCHI (Bologna 1936).
Attore, autore e regista teatrale.

Dopo le prime esperienze di teatro-cabaret all’inizio degli anni ‘60 ha lavorato a lungo allo Stabile di Trieste dove nel 1964 fu allestita la sua prima commedia “Pinocchio minore - favola perbene con burattini di carne” e nel 1966 “Gorizia 1916 - documentario per il teatro sulla prima Guerra Mondiale”.

Dal 1968 svolge la sua attività a Milano con l’Associazione Nuova Scena, di cui è uno dei fondatori e con la quale dà vita, in collaborazione con l’ARCI, a un circuito teatrale alternativo, primo passo di quel “decentramento teatrale” che da lì a poco interesserà la maggior parte delle regioni italiane, decine di comuni e i principali Teatri Stabili. Nel 1972 ne trasferisce la sede da Milano a Bologna, trasformandola in Cooperativa e restandone alla guida fino al 1980. Fra i suoi testi rappresentati in quegli anni: “Un sogno di sinistra” (di cui cura anche la regia, 1969), "La dimensione del nero" (1972), “La ballata dello spettro” (1973) e “L’Amleto non si può fare” (1976), per la regia di Francesco Macedonio. Successivamente cura la drammaturgia di “Monologo in briciole” - collage di materiali tratti dall’opera narrativa e poetica di Cesare Zavattini (Astiteatro, 1984) e (in collaborazione con Guido Davico Bonino) di “Beckett-concerto” - collage di materiali tratti dall’opera narrativa e poetica di Samuel Beckett (Astiteatro, 1987, Produz. Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, regia di Marco Sciaccaluga). Nel 1988 la sua commedia “Ordine d’arrivo” va in scena al “Teatro Argôt” di Roma per la regia di Luciano Meldolesi.

Nel 1991 la sua commedia "Scacco pazzo" viene coprodotta dagli Stabili di Bologna e Trieste per la regia di Nanni Loy e successivamente rappresentata nelle principali città italiane e in numerosi Paesi europei. Nel 1992 “Jack lo sventratore” viene anch’esso coprodotto dagli Stabili di Bologna e Trieste e rappresentato in Prima Nazionale al Festival dei Due Mondi di Spoleto, per la regia di Nanni Garella. Nel 1996 cura la regia di “Ordine d’arrivo” per il Teatro Stabile di Genova e nel 1999 scrive “Cabaret da viaggio” di cui cura anche la regia (Cubatea - Teatro Due di Roma). Sempre nel 1999, la sua commedia “L’uomo che mangiava i coriandoli” va in scena in Germania, al Südthüringisches Staatstheater “Meininger Theater” di Meiningen, per la regia di Axel Richter. Nel 2001 la sua commedia “La signora dalle scarpe strette” va in scena a Parma, produzione della “Fondazione Teatro Due” per la regia di Walter Le Moli. Traduce inoltre “L’ispettore generale” di Gogol dall’adattamento in lingua francese di André Markowicz, prodotto dallo Stabile di Genova per la regia di Matthias Langhoff. Nel 2002, per la Compagnia “La Contemporanea ‘83”, scrive “L’Arca di Gegè”, testo-cabaret di cui cura la regia (Teatro Due di Roma). Nel 2005 la sua commedia “Il sorriso di Daphne”, viene messa in scena da Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna per la regia di Alessandro D’Alatri, mentre nel 2007 il suo monologo “Dialogo col sepolto vivo” viene prodotto dall’Associazione “Daphne’s Smile” per la regia di Marla Moffa. Nel 2009 il suo testo “A corpo morto” viene prodotto dallo Stabile di Genova per la regia di Marco Sciaccaluga. La commedia “Scacco pazzo” è stata rappresentata in Francia, Germania, Svizzera, Polonia, Russia, Finlandia, Scozia e Spagna. Nel 2002 dalla commedia “Scacco pazzo” è stato ricavato l’omonimo film, per la regia di Alessandro Haber.

In qualità di attore ha lavorato nei principali Teatri Stabili italiani (Roma, Genova, Torino, Bologna, Trieste, Bolzano, Palermo e Piccolo di Milano) e all’estero con la Comédie de Genève. Fra le interpretazioni più significative: il Reduce (“Parlamento" di Ruzante, 1975) e Tartufo (nell’omonima commedia di Molière, 1978) entrambi prodotti da Nuova Scena per la regia di Francesco Macedonio; Edipo (“Edipo tiranno” di Sofocle, regia di Benno Besson - ATER-ERT/Festival dei Due Mondi di Spoleto, 1980); Godson (“Das Kapital” di Curzio Malaparte, regia di Franco Giraldi, Teatro Stabile del Friuli/Venezia Giulia, 1981); Re Hyrkano IV (“La piovra” di Wiktiewicz, regia di Giovanni Pampiglione - Festival dei Due Mondi di Spoleto, 1982); Robespierre (“L’affare Danton” di Stanislawa Przybyszewska, regia di Andrzej Wajda) e Pécuchet (“Bouvard e Pécuchet” di Kezich e Squarzina da Flaubert, regia di Giovanni Pampiglione), entrambi nel 1983 per lo Stabile del Friuli-Venezia Giulia; Nella stagione 1983/84 ha recitato (in lingua francese) alla Comédie de Genève interpretando i ruoli di Bassà (“Il delirio dell’oste Bassà” di Rosso di San Secondo - scene, costumi e regia di Ezio Toffolutti e Renato Padoan) e di Re Tartaglia (“L’oiseau vert” di Benno Besson da Gozzi, maschere di Werner Strub, regia di Benno Besson). Tornato in Italia, ha interpretato: Gloucester (“Re Lear” di Shakespeare, regia di Glauco Mauri, 1984); il già citato monologo “Beckett concerto” (1987); Rousseline (“1000 franchi di ricompensa” di Victor Hugo, regia di Benno Besson - Teatro Stabile di Genova, 1991); Pietra-di-paragone (“Come vi piace” di Shakespeare, regia di Marco Sciaccaluga - Teatro Romano di Verona, 1992); Hauk-Sendorf (“L’affare Makropulos” di Karel Capek, regia di Luca Ronconi - Teatro Stabile di Genova/Teatro Stabile di Torino, 1993); Giovanni Pascoli (“Un anno nella vita di Giovanni Pascoli” di Melania Mazzucco e Luigi Chierici - regia di Walter Pagliaro, Teatro Stabile di Torino, 1994); Shabielskij (“Ivanov” di Cechov - regìa di Marco Sciaccaluga, Teatro Stabile di Genova, 1996); Nicolaj Trileckij (“Commedia senza titolo” di Cechov, regìa di Gabriele Lavia - Teatro Stabile di Torino, 1997); Sampognetta (“Questa sera si recita a soggetto” di Luigi Pirandello - regia di Luca Ronconi - Teatro di Roma, 1998); Jaques (“Come vi piace” di Shakespeare - regia di Gigi Dall’Aglio - Fondazione Teatro Due di Parma, 2000). Nella Stagione 2001/2002 ha interpretato il ruolo di Borkman nel “John Gabriel Borkman” di Ibsen, prodotto dallo Stabile di Torino per la regia di Massimo Castri. Sempre per la regia di Massimo Castri, nella stagione 2003/2004 ha interpretato il ruolo di Hinkfuss in “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello, produzione Teatro Biondo di Palermo/Teatro di Roma. Nel 2006 è Vanni nella sua commedia “Il sorriso di Daphne”, prodotto da Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna per la regia di Alessandro D’Alatri. Nel 2007 è Nicolaj Ivanovic Saryncev in “Svet - la luce risplende nelle tenebre” di Lev Tolstoj, prodotto dallo Stabile di Genova per la regia di Marco Sciaccaluga. Interpreta inoltre il suo monologo “Dialogo col sepolto vivo”, prodotto dall’Associazione “Daphne’s Smile” per la regia di Marla Moffa. Nel 2009 è protagonista nel suo testo “A corpo morto” dove interpreta 5 personaggi diversi indossando altrettante maschere, prodotto dallo Stabile di Genova per la regìa di Marco Sciaccaluga, con maschere di Werner Strub e scene di Matteo Soltanto. Nel 2010 è Hamm in “Finale di partita” di Samuel Beckett, prodotto da ERT - Emilia Romagna Teatro, per la regìa di Massimo Castri. Ha lavorato inoltre con i registi Sandro Bolchi, Luciano Damiani, Piero Maccarinelli, Mario Missiroli, Vito Molinari, Aldo Trionfo.

In campo cinematografico, ha interpretato nel 1994 il ruolo di Renato nel film “Italia village” diretto da Giancarlo Planta. In seguito è stato protagonista del mediometraggio “Delusione” tratto dall’omonimo racconto di Thomas Mann, presentato al Festival di Locarno 2001 per la regia di Nuccio Ambrosino. Nel 2002 ha scritto la sceneggiatura per il film “Scacco pazzo” tratto dalla sua commedia e diretto da Alessandro Haber, interpretandovi il ruolo di Valerio. Nel 2004 ha interpretato il ruolo di Eugenio Faoni nel film “La febbre” di Alessandro D’Alatri. 

Vittorio Franceschi è Condirettore della Scuola di Teatro “Alessandra Galante Garrone” di Bologna, dove insegna recitazione.

OPERE PUBBLICATE - Prosa: “Resta così, o sistema solare” (con Sandro Bajini) - FILMCRITICA N. 117 - Febbraio 1962 > < “Pinocchio minore” - I QUADERNI DELL’ASTERISCO N.5 - Trieste, marzo 1964 > < “Un sogno di sinistra” - Nel volume COMPAGNI SENZA CENSURA - Mazzotta Editore, 1970 > < “Diario di classe” - “Qui tutto bene... e così spero di te” - “La dimensione del nero” - Nel volume LA PAROLA NEL PUGNO - Guaraldi Editore, 1972 > < “Adeus até ao meu regresso” (Qui tutto bene... e così spero di te) - Trad. in lingua portoghese di Manuel Simoes - Ed. Nova Realidade, Tomar 1976 > < “L’Amleto non si può fare” - RIDOTTO, mensile di teatro, marzo 1977 > < “La soffitta dei ciarlatani” - RIDOTTO, mensile di teatro, dicembre 1977 > < “Ultimi appuntamenti” - RIDOTTO, mensile di teatro, luglio/agosto/settembre 1987 > < “Scacco pazzo” - Quaderni del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Stagione 1990/91 > < “Jack lo sventratore” - Quaderni del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Stagione 1992/93 > < “Jack lo sventratore” - HYSTRIO, rivista trimestrale di teatro, 1995 > < “Scacco pazzo” - DIALOG - Miesiecznik Poswiecony Dramaturgii Wspolczesnej, 1995 > < “Ordine d’arrivo” - Ed. Marietti - Collana del Teatro Stabile di Genova - 1996 > < “Scacco pazzo” - Marsilio Editori in Venezia, collana Teatro - 1998 > < “Dialogo col sepolto vivo” - PRIMAFILA, rivista trimestrale di teatro - 1998 > < "L'uomo che mangiava i coriandoli", Hystrio, rivista trimestrale di teatro, 2006 > < “Il sorriso di Daphne tra regine e naufragi” (Il sorriso di Daphne - La regina dei cappelli - I naufragi di Maria) Ed. Ubulibri, 2007 > < "A corpo morto", Ed. il melangolo, 2009 > < "L’esecuzione" - Ridotto, mensile di teatro, giugno 2011 - Poesia: “Stramba Bologna sghemba” - Ed. Raffaelli, 2004 > < “Il volo dei giorni” - Ed. Raffaelli, 2011 > < "Tre ballate da cantare ubriachi e altre canzoni" - Ed. Pendragon, 2013.

RICONOSCIMENTI - 1976 - Premio "Riccione/ATER" per “L’Amleto non si può fare” > < 1983 - "Targa Saint-Vincent" per il ruolo di Robespierre in "L'affare Danton", di Stanislawa Przybyszewska, regia di Andrzej Wajda > < 1990 - 1° Premio al concorso IDI, riservato alle novità mai rappresentate, per “Scacco pazzo” > < 1992 - Premio "IDI" per la miglior novità italiana rappresentata nel 1991, alla commedia “Scacco pazzo” > < 1992 - “Maschera con lauro d’oro” per l’interpretazione del personaggio di Valerio in “Scacco pazzo”, regia di Nanni Loy > < 1992 - Premio “Taormina Arte” allo spettacolo “Scacco pazzo” > < 1992 - “Biglietto d’oro AGIS" allo spettacolo “Scacco pazzo” > < 1997 - Premio speciale della Giuria del “Premio Riccione per il Teatro” alla commedia “La Regina dei cappelli” > < 1999 - Premio “Ubu” per il ruolo di Sampognetta in “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello, regia di Luca Ronconi > < 2004 - Premio “Enrico Maria Salerno” per la Drammaturgia Europea alla commedia “Il sorriso di Daphne” > < 2006 - Premio “Hystrio” per la Drammaturgia > < 2006 - Premio "ETI - Olimpici del Teatro" per “Il sorriso di Daphne” > < 2006 - Premio “Ubu” (Nuovo testo italiano) per "Il sorriso di Daphne" > < 2009 - "Nettuno d'oro" del Comune di Bologna "Per aver valorizzato ulteriormente, con il suo straordinario percorso nella parola teatrale, l’immagine culturale della città di Bologna" > < 2009 - Premio della critica 2009 per "A corpo morto" > < 2010 - Premio “Ubu” allo spettacolo “Finale di partita” di Samuel Beckett (ruolo: Hamm, regia: Massimo Castri) > < 2011 - “Alabarda d’oro” allo spettacolo “Finale di partita”.

Sito web: www.vittoriofranceschi.com

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Mio nonno, CARLO GALANTE GARRONE (Vercelli 1910 - Torino 1997).
Politico, magistrato e membro della Resistenza. 

Fratello di Virginia Galante Garrone (scrittrice) e Alessandro Galante Garrone (magistrato e storico), dopo la laurea in giurisprudenza intraprende la carriera giudiziaria stabilendo un forte legame con quei magistrati liberali che avevano saputo resistere alla fascistizzazione dello stato. Nel 1940 raccoglie detti di Benito Mussolini dagli scritti e dai discorsi, che circoleranno clandestinamente, e usa l’arma dell’ironia e della satira per mettere in ridicolo il regime. Grazie alla presenza di alcuni magistrati più anziani e ad un gruppo di giovani, per lo più legati a "Giustizia e Libertà", il Tribunale di Torino diviene uno dei centri più attivi della Resistenza. Non a caso Carlo viene arrestato dalla polizia fascista nel febbraio del 1945, proprio mentre si trova in un'aula del Tribunale. Riesce però a fuggire rocambolescamente dal Palazzo di Giustizia e a raggiungere la V Divisione Alpina Giustizia e Libertà "Sergio Toja", che opera nella Val Pellice. Partecipa alla liberazione di Cuneo. Nell’ottobre del '45 il Comitato di Liberazione Nazionale lo nomina Prefetto di Alessandria, provincia distrutta materialmente e moralmente dalla guerra, dalle rappresaglie e dalla deportazione di giovani ed Ebrei. Mantiene quella carica fino al marzo del 1946, ritornando poi al tribunale di Torino. 

Nei difficili anni del dopoguerra, si oppone con forza a chi avrebbe voluto passare un colpo di spugna sui crimini commessi dai fascisti durante la Repubblica di Salò. Nei primi anni cinquanta collabora con Livio Bianco, prima come magistrato e poi come avvocato, alla difesa degli ex partigiani Pertini, Amendola, Calamandrei, Bentivegna, Salinari, Capponi e Bauer, in occasione del processo civile, avviato da alcuni parenti di vittime dell’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine, contro gli "esecutori e i mandanti" dell’attentato di via Rasella, processo che doveva trasformarsi in un atto di accusa postumo contro la Resistenza. Coinvolto nella difesa della Resistenza, chiude il processo nel '57 con una sentenza a favore di Parri. 

Successivamente, in anni di grande dibattito politico sociale e proprio su sollecitazione di Parri, si candida come indipendente nelle liste del PCI. È eletto senatore dal 1968 al 1979, quindi deputato dal 1979 al 1983. Presiede la Commissione sull’inchiesta SIFAR - De Lorenzo e sul fallito golpe del 1964. Partecipa da parlamentare alla battaglia per l’introduzione del divorzio, alla riforma del codice penale e dell’ordinamento penitenziario. Nel 1976 sarà in prima fila nella denuncia dello «scandalo Lockheed», che si sarebbe concluso per la prima volta con il rinvio a giudizio per corruzione di alcuni ministri della Repubblica. Nel 1983 torna a dedicarsi completamente all’avvocatura ma non abbandona l’impegno politico. È consigliere comunale di Torino nelle liste del PCI fino al 1991; si ritirerà dalla politica attiva solo negli ultimi anni di vita. Autore di saggi e articoli di carattere poltico-costituzionale, si spegne a Torino il 20 giugno 1997.

Mia nonna, SARA CIMINO (Nicastro 1913 - Torino 2004).

Trascorre la sua prima infanzia a Tripoli (Libia) dove il padre è magistrato. All'età di 5 anni, l'epidemia di "spagnola" le porta via la madre, costringendo il padre a tornare in Calabria. Quarta di otto, inizia presto ad inventare personaggi che porta sulla scena familiare; canta e studia il violino (più tardi, il suo estro insopprimibile sarà stimolo fondamentale per figlie e nipoti). Incontra il futuro marito Carlo a Roma, dove lo sposa seguendolo poi a Torino, città in cui si stabilirà definitivamente. 

Durante la guerra mette al mondo due figlie, che non a caso inizieranno precocemente le loro carriere artistiche. Appena il tempo di vederle partire di casa, e uno dopo l'altro, s'incarica di crescere i due nipoti, ovviamente finiti anch'essi nel vortice dello spettacolo. 

Ancora piena d'energia, a 65 anni ricomincia a cantare, rendendosi protagonista di spettacoli e recital come soprano, e pubblicando libri di poesia. Senz'altro responsabile di aver cresciuto e stimolato due generazioni di artisti a seguire la loro libera strada, si spegne a Torino nel 2004. (Nella foto, nonna Sara nell'atto di bere un succo di pera nei panni di Giuseppe Verdi, durante le prove di uno spettacolo).

Pensiero da me dedicato a nonna Sara nel centenario della nascita.
Se fosse ancora qui a farmi ridere, oggi la mia incomparabile nonna Sara, certo non pazza ma pazzesca sì, compirebbe 100 anni. Questa donna, cresciuta tra Libia e Calabria, troppo presto orfana di madre, istintivamente votata alla recitazione, al canto ed al violino, accantonò i suoi talenti per tirare su due figlie a cavallo della guerra, offrire sostegno a mio nonno in decenni assai intensi, crescere due nipoti che l'hanno impegnata senza mai vederle perdere il senso e la leggerezza del gioco. E quando infine anch'io lasciai Torino, lei ormai anziana, anziché rimbecillirsi davanti alla televisione, s'iscrisse a corsi di yoga, canto e poesia, "poetando" di lì in poi instancabilmente e partecipando ad annuali saggi di canto come soprano, oltre che a numerose performance teatrali nei ruoli più improbabili. A questa stupefacente miniera d'umanità e fantasia, in famiglia dobbiamo molto, avendo ereditato da lei la scintilla pazzoide, quella che t'insegna che una cosa, anche apparentemente irrealizzabile, "può farsi". Nonna Sara ha saputo tutta la vita dissimulare dolori e rinunce, trasferendoci quella scintilla col sorriso, dunque se abbiamo infilato la via dello spettacolo, lo dobbiamo in primis a lei, cioè proprio all'unica persona di casa, che allo spettacolo aveva dovuto, per quasi tutta la vita, rinunciare. Onore ad una irripetibile nonna d'arte e follia.

La mia prozia, VIRGINIA GALANTE GARRONE (Vercelli 1906 - Torino 1998).
Insegnante e scrittrice.

Laureata in Lettere con la tesi “L'apparato scenico del dramma sacro in Italia”, è stata insegnante di lettere in diversi istituti superiori del Piemonte. Fra il 1981 e il 1991 ha pubblicato una serie di romanzi (Se mai torni, L'ora del tempo, Nel transito del vento, Per una selva oscura) in cui descrive le vicende familiari durante un lungo arco cronologico. Studiosa della letteratura per l'infanzia, ha collaborato a programmi per la Tv dei ragazzi sugli artisti rinascimentali e curato commenti ed edizioni scolastiche di narrativa. 

Tra i premi vinti, il Premio Stresa (1981) per “Se mai torni”, il Premio Rapallo (1984) per “L'ora del tempo” e il Premio Speciale della Giuria Grinzane Cavour (1988) per “Nel transito del vento”. Si spegne a Torino nel 1998.



     

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Matteo Soltanto | pittore e scenografo | Matteo Soltanto | artist and set designer