Matteo Soltanto | pittore e scenografo | artist and set designer




 

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Matteo Soltanto
scenografia per:

SCACCO PAZZO
di Vittorio Franceschi

con
Paolo Triestino, Nicola Pistoia,
Elisabetta De Vito

Regia - Vittorio Franceschi
Scene - Matteo Soltanto
Costumi - Lucrezia Farinella
Disegno luci - Luigi Ascione
Musiche - Germano Mazzocchetti

Aiuto regia - Ariele Vincenti
Assistente alla regia - Valeria D’Orazio
Trattamento pittorico - Matteo Soltanto
Capo elettricista - Gabriele Boccacci
Foto di scena - Gabriele Gelsi
Costruzione scena - La Tecnica srl
Grafica - Marco Animobono
Produzione - Neraonda
Distribuzione - Razmataz

Matteo Soltanto
set design for:

MATE IN THREE
by Vittorio Franceschi

with
Paolo Triestino, Nicola Pistoia,
Elisabetta De Vito

Direction - Vittorio Franceschi
Set design - Matteo Soltanto
Costumes - Lucrezia Farinella
Light design - Luigi Ascione
Music - Germano Mazzocchetti

Assistant director - Ariele Vincenti
Assistant director - Valeria D’Orazio
Pictorial realization - Matteo Soltanto
Electrician in chief - Gabriele Boccacci
Photographer - Gabriele Gelsi
Set construction - La Tecnica srl
Graphics - Marco Animobono
Production - Grazia Lorusso
Distribution - Razmataz



Il testo Scacco pazzo ha vinto:
- Premio Enrico Maria Salerno 2004
- Premio ETI Olimpici del Teatro 2006
- Premio Ubu 2006
The text Mate in three has won:
- Enrico Maria Salerno Prize 2004
- ETI Olimpici del Teatro Prize 2006
- Ubu Prize 2006


STAGIONE 2014/15 SEASON 2014/15
Ottobre 2014
dal 7 al 19: Ostia (Roma), Teatro Manfredi

Dicembre 2014
2/3/4: Modena, Teatro Michelangelo
5/6/7: Parma, Nuovo Teatro Pezzani

Marzo 2015
5/6/7/8: Torino, Teatro Erba
19 Assisi, Piccolo Teatro degli Instabili

Maggio 2015
9/10: Carbognano (Vt), Teatro Bianconi
dal 12 al 24: Roma, Sala Umberto

October 2014
7 to 19: Ostia (Roma), Teatro Manfredi

December 2014
2/3/4: Modena, Teatro Michelangelo
December 5/6/7: Parma, Nuovo Teatro Pezzani

March 2015
5/6/7/8: Torino, Teatro Erba
19 Assisi, Piccolo Teatro degli Instabili

May 2015
9/10: Carbognano (Vt), Teatro Bianconi
May 12 to 24: Roma, Sala Umberto



SCACCO PAZZO

Millenovecentonovantuno. Un grande regista di cinema, Nanni Loy, si avvicina per la prima volta al teatro. Lo accompagneranno tre splendidi attori: Alessandro Haber, Monica Scattini, Vittorio Franceschi. Così nasce Scacco pazzo: sarà un successo clamoroso, confermato dai numerosi premi vinti, e ribadito dagli oltre dieci allestimenti all'estero, dalla Russia alla Scozia, dalla Spagna alla Finlandia. Più di vent'anni dopo, ecco gli inseparabili Nicola Pistoia e Paolo Triestino (accompagnati da Elisabetta De Vito) a regalarci una nuova versione del magnifico testo di Franceschi.

Due fratelli, costretti da un incidente ad una grigia convivenza coatta, ci apriranno le porte della loro anima, dei loro sogni, dei loro dolori. Una donna è lì, arrivata quasi per caso. Grazie a lei, per un momento, sembra che tutto possa colorarsi di vita, ma...

Scacco pazzo emoziona, diverte, commuove. Benvenuti a Teatro.






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Pistoia e Triestino, fratelli inediti in Scacco Pazzo (recensione di Alessandra Bernocco - www.europaquotidiano.it)
Il testo pluripremiato di Vittorio Franceschi, anche regista. In scena anche Elisabetta De Vito 

Loro si chiamano Antonio e Valerio. Sono due fratelli che non si sopportano però si vogliono bene. Non riescono a stare vicini, non riescono a stare lontani, uno è matto ma forse è matto anche l’altro.
Sono i protagonisti di Scacco pazzo, la commedia scritta da Vittorio Franceschi e messa in scena nel 1991 da Nanni Loy al suo debutto alla regia teatrale. I protagonisti erano lo stesso Franceschi e Alessandro Haber, uniti in un match che sarebbe stato il primo di una lunga serie in tutto il mondo, visto che il testo, pluripremiato, è stato tradotto e allestito in dieci paesi, dalla Russia alla Scozia, dalla Spagna alla Finlandia.
Ora, dopo ventitre anni dal debutto, Scacco pazzo è nelle mani di una ditta doc, la Pistoia-Triestino, ovvero il duo composto da Nicola Pistoia e Paolo Triestino, in verità più inclini a commissionare a un Dramaturg di comprovata fiducia, testi su misura. Ma in questo caso siamo di fronte a due figure così identificate e paradossali che sembrano scritte apposta per loro.
Antonio è un adulto regredito a causa di un trauma, la morte della donna che stava per sposare in un incidente di automobile in cui alla guida c’era proprio Valerio. Il quale, di conseguenza, ha immolato la propria esistenza per espiare una colpa immeritata. Il risultato è una convivenza coatta tra due anime in pena che passano i giorni tra rivendicazioni e palliativi che assumono la forma del travestimento.
Quel sublime gioco teatrale che magicamente ricrea nella acclarata convenzione della scena una convenzione ulteriore. Valerio sarà di volta in volta mamma, papà o sposa, provvidenziale specchio dei capricci di Antonio, delle sue ossessioni, dei suoi ricordi che irrompono come elementi di consolazione o disturbo.
Chi conosce i due attori, anche attraverso i personaggi interpretati negli altri spettacoli, ha probabilmente in mente una sua ipotetica distribuzione dei ruoli: Paolo, così solido e affidabile, sarebbe senz’altro un buon Valerio, dedito e responsabile nei confronti del fratello minore. Nicola invece, così inafferrabile esilarante surreale sarebbe un Antonio perfetto, folle e capriccioso come copione comanda.
Invece l’autore, a cui i due hanno anche affidato l’onere della regia, ha deciso altrimenti. E ha avuto ragione.
Il rapporto in questo caso diventa tra un bambino giocherellone alto un metro e novanta che ogni volta che ti sfiora rischia di spezzarti le ossa e un più esile adulto che trova autorevolezza solo quando indossa la coppola del padre.
L’uno sadico come i ragazzini infelici, l’altro infelice come gli adulti in cattività. Tra loro gli ormai logori giochi di ruolo, anch’essi divenuti il contrappunto stantio di una quotidianità sempre uguale. Finché non sopraggiunge una donna, una forestiera, a illuderli per un momento che almeno qualcosa possa cambiare. Marianna è il nuovo, il diverso, l’ordine e i colori in una casa che è grigio e desolato campo di battaglia.
Per Valerio, di cui ufficialmente si annuncia fidanzata, è l’attesa ricompensa ai sacrifici passati; per Antonio, il “pericoloso” risveglio di emozioni sopite. Nel ruolo Elisabetta De Vito, che accompagna questo personaggio rivelandoci come anch’esso, in realtà, sia innanzitutto alla scoperta di sé. Per questo anche con lei assistiamo a un palese disvelamento, sorta di uscita dal bozzolo, che si realizza attraverso il cambio di abito, di colore di capelli, e l’acquisizione di una postura e di una gestualità che da timida e impacciata si fa seduttiva e risoluta.
Complici i costumi di Lucrezia Farinella, che gestiscono bene le variazioni umorali e i multipli travestimenti.
Le scene simboliche di Matteo Soltanto invece sono la cifra che più di tutte si emancipa dalla precedente messa in scena, realistica e fedele alle note d’autore che saturavano lo spazio di mobili, abiti, oggetti diversi. Qui il processo è in sottrazione e non mira a descrivere ma a suggerire l’idea della follia, del doppio corto circuito del cervello imprigionato in uno spazio inclinato, tondeggiante, delimitato da grandi porte come in un «biliardino in cui la palla è la follia che regna sovrana».
Mentre le luci di Luigi Ascione, fredde e inquietanti, trattano lo spazio come un non luogo in cui interno e esterno, diurni e notturni dialogano in modo non convenzionale.
Le musiche di Germano Mazzocchetti prevedono ben quattordici interventi di raccordo delle diverse scene e si concentrano sul tema dell’infanzia, declinato sia come vissuto di una persona disturbata sia come periodo felice dell’esistenza.
Terminate le prime due settimane di rodaggio al teatro Nino Manfredi di Ostia, la tournée vera e propria partirà a dicembre da Modena e Parma e toccherà Torino e Roma dov’è in cartellone della Sala Umberto a maggio 2015.

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La difficile verità degli eccessi - recensione di Paolo Petroni - Corriere della Sera - Roma, 23 maggio 2015
Si dice che non esiste una drammaturgia italiana d’oggi, ma è l’alibi di chi dimentica: a confermarcelo abbiamo appena rivisto “Shakespea Re di Napoli” di Cappuccio, e ora torna, a 25 anni dal debutto, “Scacco pazzo” di Vittorio Franceschi, altro finissimo testo da non perdere, che allora, come altre novità italiane, divenne anche film. Oggi lo stesso autore ne firma la regia con tre interpreti straordinari, Nicola Pistoia, Paolo Triestino, Elisabetta De Vito. Valerio, cartolaio che ha la colpa di essere giunto “incolume” alla mezza età, si sente colpevole di un incidente in cui il fratello Antonio è regredito all’età di un bambino e rimase uccisa la di lui fidanzata, così lo assiste in un rituale, un esasperato gioco delle parti, vestendo ora i panni della madre, ora del padre, per calmarne gli eccessi nervosi quando gioca coi soldatini, parla con un pupazzo alter ego, e lo provoca (“È colpa tua se non hai frenato”). Un giorno Valerio incontra Marianna, due anime sole che cercano compagnia, e la porta a casa dove, pian piano, verrà conquistata dalla poesia e la capacità di sognare e ridere di Antonio, creando una situazione che costringe tutti a uscire allo scoperto. Nessuno dei tre in realtà finge per aiutare l’altro, ma ognuno per se stesso, per difendersi dalla triste violenza della vita. Il tutto costruito con una grande maestria, sensibilità e una serie di immagini che non si dimenticano (“Un bambino è una capanna vuota”) di un Franceschi drammaturgo assolutamente da recuperare. Pistoia e Triestino riescono a dare una difficile verità agli eccessi di Antonio e Valerio, senza strafare, ma con quell’umanità che è anche nel testo, e con loro entra alla pari la De Vito.
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Scacco pazzo - recensione di Maricla Boggio - 20 maggio 2015 - www.criticateatrale.it 
“Scacco Pazzo” è un testo particolare, anomalo rispetto a quasi tutti i testi che, con loro originalità di temi e di linguaggi, si siano visti negli ultimi decenni. Deve essere considerato, con le debite proporzioni rispetto al genio di Pirandello dei “Sei personaggi”, qualcosa che ci va vicino. Ed è per questa ragione che personalmente io l’ho segnalato nella mia terna del testo italiano da premiare alle Maschere del Teatro. Novità? Ma se è stato scritto, rappresentato e perfino tradotto in film, regia di Nanni Loy, una ventina di anni fa!, dirà qualcuno. Non importa.

“Scacco Pazzo” rappresenta una realtà sociale e poetica strettamente intrecciate. I due fratelli superstiti di una strage da autostrada dove morì il loro padre e la fidanzata di quello rimasto danneggiato mentalmente al punto da regredire come un bambino di quattro cinque anni, vivono insieme da allora – la madre è morta pochi anni dopo la tragedia – in una simbiosi affettiva e dolorosa insieme, che esige continuamente la volontà di esistere inventandosi ciò che è necessario alla vita, la presenza degli affetti moltiplicati, nell’assenza dei protagonisti familiari defunti, dalla volontà di evocarli e i renderli vivi attraverso la propria dedizione.

Chi si accolla il peso di tale andamento è il fratello rimasto indenne che si fa madre, padre, fidanzata per l’altro che via via, con imperatività infantile da lui esige tali presenze. Ma anche lui, ridiventato bambino, rivela momenti di lucidità e coscienza del presente. Lo fa talvolta con triste consapevolezza, tal’altra con ironica forza impulsiva. Ed è un mondo, quello inventato da Franceschi, di allucinanti figure oniriche, dove la disperazione si intreccia alla gioia, al divertimento, alla connivenza, e poi di nuovo al gioco infantile, al realismo casalingo di un quotidiano riecheggiato quando c’era la mamma che rimproverava o blandiva, e il papà che portava la sua autorevolezza a riequilibrare le cose. Risuonano nelle invenzioni di Franceschi momenti che hanno il sapore di “Piccola città” e forse anche di “Spoon river”, e perfino del “Leonce und Lena” woyzeckiano: sentimenti struggenti, rimpianti, puro gioco infantile.

La situazione si complica quando subentra una quasi fidanzata del fratello sano. Dapprima stupita dei comportamenti dei due, poi incuriosita, impietosita, infine affascinata da quello che - infantilmente - ha conservato capacità di sentimenti, si getta a collaborare rimanendo in quella strana famiglia. Ne verrà scottata, perché il povero regredito nasconde tragicamente l’impulso del sesso rimastogli all’età adulta, e per poco non ne scaturirà una tragedia.
Ultimo colpo di scena, fra i due fratelli rimasti soli sarà un ribaltamento a determinare le azioni future. Il sano pretenderà che sia l’altro a travestirsi dalla sua fidanzata fuggita, e quello rimasto fanciullo volentieri si adeguerà al nuovo gioco.

Gli interpreti hanno fortemente voluto che Vittorio Franceschi allestisse questa nuova edizione, dopo che l’autore l’aveva portata al debutto insieme ad Alessandro Haber e a Monica Scattini. Bravissimi tutti, in ruoli difficili da tenere in bilico fra invenzione e realtà: PaoloTriestino carica di ritmi insospettabili il suo bambinone rendendolo patetico, tenero e anche temibile; Nicola Pistoia reggendo con equilibrio il suo personaggio difficile nel mantenerlo credibile e nell”affidarlo alla fantasia; Elisabetta De Vito via via ampliando una iniziale durezza nel cedere alla tenerezza per poi ritrarsene in una inevitabile scottatura. Franceschi ha lavorato sul suo testo superando le difficoltà di una autorappresentazione e ci è riuscito alla grande.

Applausi irrefrenabili e anche commozione oltre che divertimento, il che succede di rado.

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