| "Leggerezza",
Sermedia Officina Creativa, Cernusco S/N (Milano). Un progetto "Artemisia"
a cura di Elena Conti e Monica Baldessari. Artisti invitati: Matteo Soltanto,
Alessandro Wesh.
Lacerti
di conversazione: Monica Baldessari e Matteo Soltanto
MB:
"Nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda
a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità
e la mobilità dell'intelligenza sfuggono a questa condanna." Sei
d'accordo con Calvino?
MS:
Ti dirò che, fin dal lontano 1994, l'osservazione della realtà
mi ha spinto a ricercare nel ritratto il punto focale del mio fare arte:
scavavo nei volti di amici e parenti con la curiosità di un chirurgo
esploratore, ne indagavo il ricordo addentrandomi nelle loro stesse fisionomie,
cimentandomi in dipinti dal formato abitabile. Mi curavo dei loro sguardi,
omaggiavo le loro espressioni, spesso beffarde. E' stata una fase lunga,
al termine della quale ho visto questi lavori cominciare a mutare, a smaterializzarsi,
spinti da un bisogno di libertà. Un bisogno reciproco. Abbiamo dunque
concordato una pausa. Un congedo temporaneo. Il sensibile dissolvimento
pittorico che aveva caratterizzato gli ultimi, mi ha spinto ad andare fino
in fondo in questa nuova direzione. Ad assecondarli. Ho sentito la precisa
necessità di arrivare alla trasparenza e ho così sperimentato
nuovi supporti. Stava cominciando la mia avventura nella plastica ed affini...
alcuni (ultimi) ritratti su vetroresina, poi l'avvento del pvc, del nylon,
del cellophane!
MB:
Klein ha detto che "il vuoto non è il niente, è creativo.
Produce, fa nascere ogni cosa, è origine, è fine. In Occidente
è perdita, non essere, assenza, è negativo. In Oriente è
sacro."
MS:
Dunque mi vedresti bene a Est? Ad ogni modo si, le "sospensioni", ultima
tappa del mio lavoro, sono opere in continua trasformazione, percorsi trasparenti
composti da singole unità fra loro distinte e autonome, ma che coesistono
aggregandosi casualmente, con lentezza, in silenzio. La necessità
di "leggerezza" mi ha condotto a immergermi in un "fumo fluido" primordiale,
che io stesso creo dando vita a forme in cellophane trasparente.
MB:
Potrei quindi definire la tua una "poetica dell'invisibile", delle infinite
potenzialità imprevedibili?
MS:
Un po' come il vento. Pensa che, sempre qui a Milano, ho creato la mia
prima installazione, un vortice, un fenomeno ventoso imbrigliato in una
fitta trama di filo bianco, il risultato di una tromba d'aria addomesticata
in salotto. Da allora, per ripararmi dal vento, vado in giro con un gomitolo
sempre in tasca. |