| DIALOGO
COL SEPOLTO VIVO
Chi è il sepolto vivo?
Chi è quest'uomo
imprigionato sotto le macerie della propria casa
in una qualunque città
del mondo?
E chi è questo suo
fratello gemello che scava per liberarlo?
Chi scava racconta e ogni
racconto è una storia già conosciuta. Eppure...
Ibsen dice:
Al mondo non accade nulla
di nuovo ma quello che è già accaduto non si ripete più.
Ho scritto questo monologo
nel 1995.
Ci sono passaggi autobiografici
- i genitori, gli amici
scomparsi, l'impegno politico -
altri inventati ma così
ben piazzati nel mio immaginario che ormai per me sono veri.
Nel 1995 la metafora di
un crollo poteva far pensare al muro di Berlino
al disfacimento del blocco
sovietico
alla fine delle ideologie
e forse anche oggi si potrebbe
pensarlo
ma io non ho mai inteso
parlare di questo
essendo la metafora riferita
piuttosto
a un crollo interiore e
al percorso di un uomo
che avvicinandosi alla fine
redige una sorta di testamento.
Oggi le macerie mi sembrano
soprattutto morali
e quindi poco adatte a essere
raccontate per metafora
essendo la morale, a sua
volta… una metafora.
Presentare un testo teatrale
è molto difficile, quasi impossibile
perché il teatro
si fa verità attraverso il corpo dell'attore.
L'attore in questione cercherà
di non dire bugie.
Vittorio Franceschi |